L’UE adotta regole semplificate per la gestione dei fondi strutturali e di coesione
In data 24 giugno 2010 l’UE ha adottato nuove misure che mirano a semplificare le regole di gestione dei fondi strutturali e di coesione. Le modifiche introdotte dovrebbero aiutare le regioni a far fronte alla crisi agevolando l’accesso ai finanziamenti e accelerare i flussi di investimenti in un momento di particolare pressione per i bilanci
Grazie ai tre fondi della politica di coesione – il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione – i 455 programmi della politica di coesione stanno investendo un totale di 347 miliardi di euro tra il 2007 e il 2013 in tutte le regioni dell’UE.
Una delle principali conseguenze della crisi è che gli Stati membri e le regioni stanno incontrando difficoltà nel fornire i cofinanziamenti necessari per completare gli investimenti europei. Onde ovviare a tale situazione, le modifiche annunciate mirano a superare queste difficoltà per accelerare l’attuazione dei programmi e semplificarne la gestione quotidiana.
Tra le principali nuove misure figurano:
- introdurre un massimale unico generale di 50 milioni di euro per tutti i tipi di grandi progetti che richiedono l’approvazione della Commissione: questo nuovo massimale uniforme farà sì che i progetti ambientali di dimensioni più ridotte possano essere approvati dagli stessi Stati membri, il che ne consentirà un avvio più rapido;
- consentire che i progetti di maggiori dimensioni siano finanziati da più di un programma: ad esempio, la costruzione di un grande tratto di autostrada che attraversa varie regioni potrà ora essere cofinanziata da vari programmi regionali, mentre ciò non era possibile con le norme precedenti;
- introdurre procedure più semplici per la revisione dei programmi in modo da rendere possibile un adeguamento più rapido ai problemi attuali;
- rafforzare il ricorso all’ingegneria finanziaria: sarà possibile introdurre programmi di credito intesi a stimolare la spesa nel campo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili nelle abitazioni;
- alleggerire l’obbligo di mantenere gli investimenti: queste norme si applicheranno d’ora in avanti solo a determinati progetti, come nel caso dei settori delle infrastrutture e degli investimenti produttivi. Non si applicheranno invece alle imprese vittime di fallimento involontario. Per le operazioni nel quadro dell’FSE, questa misura è inoltre in linea con le norme sugli aiuti di Stato;
- semplificare le norme relative ai progetti “generatori di entrate” (come le autostrade a pedaggio o i progetti che comportano la locazione o la vendita di terreni): al fine di ridurre l’onere amministrativo a carico degli Stati membri, le entrate saranno ora sottoposte a controllo solo fino alla conclusione del relativo programma;
- destinare anticipi supplementari per un totale di 775 milioni di euro (4% dall’FSE e 2% dal Fondo di coesione) agli Stati membri che hanno ricevuto un prestito nel quadro del programma dell’FMI per il risanamento della bilancia dei pagamenti o che hanno registrato una diminuzione del PIL superiore al 10%: sulla base di questi due criteri, questa misura si applica a Estonia, Lettonia, Lituania, Romania e Ungheria;
- posticipare l’applicazione della regola di “disimpegno N+2″: in base a tale regola, un finanziamento stanziato nel 2007 che non è stato speso entro la fine del 2009 viene automaticamente riversato nel bilancio dell’UE. Grazie alle modifiche introdotte gli impegni per il 2007 potranno essere spesi su un periodo più lungo. Questo consentirà di evitare la perdita di circa 220 milioni di euro (125 milioni di euro per la Spagna, 56 milioni di euro per l’Italia, 9 milioni di euro per il Regno Unito, 6 milioni di euro per la Germania, 4 milioni di euro per i Paesi Bassi e 20 milioni di euro per progetti di cooperazione fra vari paesi).
Fonte: http://ec.europa.eu
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