Giornata mondiale per l’ambiente

Stavros Dimas, commissario all’ambiente, ha chiesto più slancio e maggiore ambizione nelle trattative internazionali per un nuovo accordo mondiale sul clima, mettendo in guardia sul fatto che esso rappresenta l’ultima possibilità per il pianeta di evitare che i cambiamenti climatici raggiungano livelli pericolosi. Il commissario
Uno studio realizzato per il Global Humanitarian Forum metteva in risalto come i cambiamenti climatici costituiscano già una tragedia umana. Secondo le stime dello studio, oggigiorno i cambiamenti climatici hanno serie ripercussioni su 325 milioni di persone ogni anno, causano la morte di circa 315.000 persone all’anno per fame, malattia e condizioni meteorologiche estreme e comportano perdite economiche a livello mondiale per oltre 125 miliardi di dollari l’anno. Secondo le previsioni tali cifre cresceranno considerevolmente nei prossimi vent’anni.
Dappertutto nel mondo i governi hanno giustamente riconosciuto che la recessione non è un motivo per frenare la lotta ai cambiamenti climatici. I governi d’Europa – e non solo – stanno mettendo a punto i pacchetti di misure di stimolo di cui hanno bisogno le nostre economie per poter creare posti di lavoro e al tempo stesso affrontare i cambiamenti climatici investendo nell’efficienza energetica, nelle energie rinnovabili e in altre tecnologie del futuro a bassa emissione di carbonio.
Per evitare pericolosi cambiamenti climatici, la comunità scientifica internazionale è d’accordo nel dire che è necessario che il surriscaldamento globale si mantenga a livelli inferiori a 2°C al di sopra della temperatura dell’era preindustriale. Ciò significa un aumento massimo di circa 1,2°C rispetto al livello attuale, dal momento che la temperatura è già aumentata di 0,76°C e, secondo alcune ricerche, la quantità di gas serra emessa finora sembra rendere inevitabile un ulteriore aumento della temperatura fino a un 1°C.
Un’azione urgente e ambiziosa a livello mondiale è dunque indispensabile se vogliamo evitare pericolosi cambiamenti climatici che rischiano di causare enormi sofferenze umane, compromettere il progresso economico e la lotta alla povertà e scatenare catastrofici mutamenti ambientali.
Il calendario così come il contenuto dei negoziati internazionali in preparazione dell’accordo di Copenhagen devono rispecchiare la necessità di maggiore slancio e ambizione.
Spetta al mondo industrializzato dare l’esempio. Secondo le conclusioni del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), perché le emissioni mondiali rientrino a un livello che eviti pericolosi cambiamenti climatici, i paesi industrializzati devono cominciare a ridurre le loro emissioni complessive fino a raggiungere, entro il 2020, livelli che siano inferiori del 30% rispetto a quelli del 1990. Nel mettere in atto misure legislative volte a ridurre le emissioni del 20% e nell’impegnarsi a portare gradatamente detta percentuale al 30% qualora altri paesi accettassero di fare la loro parte, l’Unione europea ha dato prova di leadership e determinazione.
Fonte: europa.eu
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