Pillole di europrogettazione (1a puntata)
Scrivere un buon progetto europeo, un progetto di successo come direbbe qualcuno, non è semplice. E’ per l’1% talento e per il 99% …traspirazione. Richiede cioè sudore e fatica, ovviamente talento e competenze (che possiamo allenare e migliorare) e preparazione ad affrontare gli insuccessi. Certo, perché bisogna essere pronti anche a quelli: “il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere il tuo entusiasmo” diceva Winston Churchill.
Ma perché spesso i progetti ricevono delle sonore bocciature? Secondo la commissione europea le principali cause di fallimento sono: analisi di contesto inadeguate, scarsa rispondenza alle politiche comunitarie, impatti non verificabili, documenti di progetto imprecisi, visione di breve termine, proposte guidate dall’offerta e dalla pressione all’esborso.
Quindi, per progettare in modo corretto occorre innanzitutto applicare delle metodologie adeguate che rientrano nella disciplina del project management. In particolare, a livello comunitario si parla spesso di PCM – Project Cycle Management (gestione del ciclo di progetto), metodi GOPP - Goal Oriented Project Planning (pianificazione orientata all’obiettivo), approccio del Quadro Logico, ecc.; nient’altro che tecniche per affrontare in modo esaustivo e completo i diversi aspetti in grado di influenzare la qualità della nostra proposta.
Per iniziare diciamo che dovremmo avere innanzitutto chiaro che il progetto è un mezzo per raggiungere un fine e che le risorse finanziate che ci vengono fornite dovranno servire a favorire l’applicazione concreta delle politiche europee.
Le politiche pubbliche in generale (e quindi anche quelle europee) sono processi che partono dalla identificazione di un problema di interesse generale per arrivare, attraverso una serie di decisioni interrelate prese da diversi soggetti che hanno titolo ad intervenire, ad una soluzione. Quindi anche il progetto è, alla sua scala realizzativa, tutto ciò che consente di passare da una situazione negativa attuale (il problema) ad una situazione desiderata futura (la vision); della serie “essere visionari per essere concreti…”.
Dovremmo allora innanzitutto partire dalla identificazione dei portatori di interesse (gli stakeholders) e del problema chiave da affrontare, verificando se e come esso è contemplato ed affrontato dalle politiche comunitarie.
Arrivederci alla prossima puntata.
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